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04/05/2010
Festival Internazionale degli Aquiloni
Dopo il grande successo del 1° Festival Internazionale degli Aquiloni (edizione 2009), che ha visto l’importante presenza di ben 100.000 visitatori, l’edizione 2010 “raddoppia”
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Chi siamo

Le saline Ettore e Infersa, con i loro tre mulini restaurati e funzionanti, spiccano nella laguna dello Stagnone, di fronte all'isola di Mothia, lungo l'itinerario "la via del sale" da Trapani a Marsala.

Questo straordinario scorcio di Sicilia è gestito dalla “Saline Ettore e Infersa S.r.l.”, una società di servizi turistici che si occupa della promozione dei beni paesaggistici e culturali della fascia costiera Trapani-Marsala.

Attualmente la società gestisce le attività turistiche dell'area delle saline Ettore e Infersa di Marsala, ed in particolare del mulino d'Infersa, un vero gioiello di archeologia industriale legato alla tradizione ed alla cultura della produzione del sale in Sicilia. Restaurato da maestri d'ascia trapanesi, è uno dei pochi in Europa perfettamente funzionante ed è visitato ogni anno da decine di migliaia di turisti.

In un contesto ambientale unico, portale d'ingresso alla Riserva Naturale Isole dello Stagnone, le saline Ettore e Infersa offrono ai visitatori di tutto il mondo il sale integrale in esse prodotto, prodotti tipici di qualità selezionati dell’artigianato siciliano, la possibilità di soggiornare e di visitare l’area circostante.

Il mulino

Il mulino d'Infersa, inserito nell'antica casa della salina omonima, risale al XVI secolo. Del tipo a stella (anche detto olandese), é tra i più grandi della zona. L'altezza complessiva della torre sfiora i tredici metri. Le macine al centro della torre sono di calcarenite locale, assemblate a spicchi e tenute assieme da un cerchio di ferro: ruotano mosse dal vento e macinano il sale. Questo, versato a mano nelle tramogge ottagonali di legno, in alto, esce dall'intercapedine tra la pietra superiore e quella inferiore.

Gli ingranaggi in legno determinano la velocità di rotazione delle macine, fino a centocinquanta giri al minuto. Tutti gli ingranaggi del mulino sono realizzati "legno su legno". L'uso del ferro in salina é ridotto al minimo. Il sale é pur sempre un agente estremamente corrosivo dei metalli e del ferro in particolare.

Il mulino d'Infersa é stato restaurato secondo lo schema costruttivo della prima generazione di motori eolici da Paolo Stampa, “Mastru Liddu”, uno degli ultimi maestri d’ascia trapanesi. Le pale o “ntinne” sono direttamente innestate sulla grande trave centrale, esagonale e chiamata “cilindro”, alla base dello "staso", in modo da alloggiare una pala su ciascuna delle sue facce. Il punto d'innesto di ogni coppia di pale contrapposte é distanziato, lungo l'asse del cilindro, di circa quindici centimetri rispetto a quello della coppia successiva, in modo da non indebolire la resistenza. La giacitura delle "ntinne" su tre diversi piani ha la controindicazione di creare una coppia ribaltante lungo l'asse. Il disegno meccanico della struttura ne risulta complicato dovendo eliminare ogni rischio di eccentricità nella rotazione delle pale e del “cilindro”.

Nella seconda generazione di mulini trapanesi, di cui i mulini per il sollevamento dell'acqua della salina Ettore, restaurati e visitabili anch'essi, sono un esempio, le pale sono invece agganciate ad una piastra circolare di ferro solidale e coassiale al cilindro centrale, e giacciono quindi su un unico piano.
La macchina eolica, ruotando alla velocità di non più di 15-20 giri al minuto, sviluppa una potenza di oltre 100 cavalli (80 KWatt). La sua massima velatura é di 60 m2. Quando il vento, come sovente avviene in questa punta ventosa e asciutta d'Europa, supera i 20 nodi e il mulino completamente invelato rischia di squassarsi, i salinari riducono le vele prendendo "le mani di terzaruoli". Se poi soffia lo scirocco, infido e bizzarro compagno di molte giornate siciliane, i mulinari si guardano bene dall'armare il mulino, temendo che uno dei frequentissimi salti di vento, in intensità o in direzione, possa danneggiarne la struttura.